I piani pubblici per la banda ultralarga in Italia: BUL e Italia a 1 Giga

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Una parte importante della rete in fibra italiana non è stata costruita dagli operatori con fondi propri, ma con denaro pubblico, nelle zone dove il mercato da solo non sarebbe arrivato. I piani principali sono due: il Piano Banda Ultralarga, avviato nel 2015, e il Piano Italia a 1 Giga, finanziato dal PNRR. Ecco come funzionano e a che punto sono.

I numeri dei piani pubblici cambiano ogni mese. I dati riportati in questo articolo sono aggiornati a settembre 2026 e indicano sempre la fonte e la data di riferimento: per lo stato più recente, consulta i siti ufficiali citati.

Chi fa cosa

Nei piani pubblici intervengono tre soggetti principali:

  • il Governo, attraverso il Dipartimento per la trasformazione digitale, definisce la strategia e gestisce i fondi;
  • Infratel Italia, società pubblica, esegue le mappature, bandisce le gare e controlla l’avanzamento dei lavori;
  • gli operatori che vincono le gare progettano e costruiscono la rete.

Il Piano Banda Ultralarga (BUL)

Il Piano BUL nasce dalla Strategia italiana per la banda ultralarga del 2015 ed è dedicato alle aree bianche, cioè alle zone dove nessun operatore privato aveva in programma di costruire una rete ultraveloce. Con tre gare pubbliche, bandite a partire dal 2016, lo Stato ha affidato a un concessionario la costruzione e la gestione di una rete di proprietà pubblica, aperta all’ingrosso a tutti gli operatori.

La rete del Piano BUL è in larga parte in fibra fino a casa (FTTH). Dove portare la fibra a ogni abitazione sarebbe stato troppo oneroso, per esempio in case sparse, il piano prevede collegamenti FWA con antenne dedicate.

A che punto è

Secondo i dati pubblicati da Infratel Italia, al 31 agosto 2026:

Indicatore Valore
comuni con servizi in commercializzazione 7.130
comuni con rete FTTH collaudata positivamente 5.563
cantieri aperti dall’avvio del piano 11.023
siti FWA collaudati positivamente 2.964
valore cumulato dei lavori ordinati circa 2,63 miliardi di euro

Il piano, che nelle previsioni iniziali doveva concludersi in pochi anni, ha accumulato ritardi importanti: permessi, disponibilità di manodopera specializzata e complessità dei cantieri in migliaia di piccoli comuni hanno allungato i tempi ben oltre le scadenze originarie.

Il Piano Italia a 1 Giga

Il Piano Italia a 1 Giga fa parte della Strategia italiana per la banda ultralarga 2021-2026 ed è finanziato con i fondi del PNRR. L’obiettivo è portare connessioni con velocità di almeno 1 Gbps in download e 200 Mbps in upload nei civici delle aree grigie e nere dove, secondo la mappatura, nessuna rete avrebbe offerto almeno 300 Mbps entro il 2026.

Il bando del 2022 comprendeva circa 7 milioni di civici, suddivisi in 15 lotti geografici, con un budget di circa 3,8 miliardi di euro; le gare sono state aggiudicate per circa 3,4 miliardi, con scadenza fissata a giugno 2026.

Il problema dei civici

Durante la progettazione è emerso che il numero di civici realmente esistenti e da collegare era molto inferiore a quello messo a gara: secondo i dati di avanzamento riportati dalla stampa di settore, a metà 2024 il perimetro era sceso a circa 3,5 milioni di civici. La Corte dei conti, a fine 2025, ha evidenziato tra le criticità la mancanza di un’anagrafe affidabile dei numeri civici.

Ritardi e revisione

Il piano non ha rispettato le tappe intermedie previste e, con la revisione del PNRR, gli obiettivi sono stati ridimensionati. Secondo quanto riportato dalla stampa di settore a fine 2025, circa 2,4 milioni di civici risultavano raggiunti su un perimetro di circa 3,4 milioni; una parte dei civici rimasti scoperti, circa 700.000, è stata spostata su un nuovo Fondo Nazionale Connettività, con nuove gare che includono anche soluzioni FWA e satellitari e tempi che si allungano fino al 2030.

Questi numeri provengono da ricostruzioni giornalistiche e relazioni istituzionali pubblicate in momenti diversi, con perimetri che cambiano nel tempo. Vanno letti come un ordine di grandezza, non come un dato puntuale: il riferimento ufficiale restano le pubblicazioni del Dipartimento per la trasformazione digitale e di Infratel Italia.

Gli altri piani

Accanto ai due piani principali, la strategia nazionale comprende interventi mirati: la connessione in fibra delle scuole e delle strutture sanitarie pubbliche, il collegamento delle isole minori e il rafforzamento delle reti mobili 5G nelle aree meno servite. Sono stati inoltre erogati voucher per aiutare famiglie e imprese ad attivare connessioni veloci.

Dove controllare lo stato dei lavori

Il sito governativo bandaultralarga.italia.it pubblica la mappa dei cantieri del Piano BUL comune per comune, con lo stato di ogni intervento: in progettazione, in esecuzione, terminato, collaudato. Il sito di Infratel Italia pubblica ogni mese i dati di avanzamento. Per sapere se la fibra è già attivabile al tuo civico, la guida su come verificare la copertura spiega quali strumenti usare.

Domande frequenti

Il mio comune risulta collaudato, ma non riesco ad attivare la fibra: perché?

Il collaudo certifica che la rete è stata costruita correttamente, ma l’attivazione dipende anche dal collegamento del singolo edificio e dalla disponibilità di operatori che vendono servizi su quella rete. Inoltre il piano copre solo i civici inclusi nel perimetro: il tuo potrebbe esserne escluso perché assegnato a un operatore privato.

La rete dei piani pubblici è più lenta?

No. La rete FTTH costruita con i piani pubblici usa le stesse tecnologie delle reti private, e il Piano Italia a 1 Giga fissa come obiettivo velocità di almeno 1 Gbps. Le prestazioni finali dipendono dall’offerta scelta e dagli apparati installati.

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